Fine Maggio-Giugno 2026
Aggiornamenti dal dott. Crocetta
Durante la prima metà del mese di maggio si sono verificati frequenti episodi piovosi, anche se non particolarmente rilevanti per quantità e intensità, e le temperature sono state decisamente più basse delle medie del periodo, soprattutto nelle ore notturne e mattutine e durante i giorni con precipitazioni.
Nella seconda metà del mese, con condizioni meteo e luna favorevoli, molte aziende hanno seminato, talvolta in più momenti, anche se non sempre in condizioni ottimali di umidità dei terreni. Le nascite sono state spesso lente e scalari. Le maggiori difficoltà ci sono state nei terreni pesanti che, restando umidi più a lungo hanno provocato, in qualche caso, marcescenza dei semi. Per tutte le aziende l’attività principale è ora la verifica delle nascite effettive in campo. In caso di piante mancanti procedere al più presto alla sostituzione del seme dove non sia presente nessuna piantina di fagiolo.
Per chi invece non avesse ancora seminato è consigliabile farlo al più presto, considerato che le previsioni per fine maggio e la prima decade di Giugno indicano condizioni meteo discrete e con temperature buone. Non è normalmente consigliabile, nella maggioranza delle situazioni, seminare oltre la prima decade di giugno, anche se sussistono esperienze passatei di semine tardive andate a buon fine.
Con piante di fagioli oltre le prime due foglie vere sarà utile procedere al diradamento dove siano presenti troppe piante nella stessa posizione. Quest’anno, viste le condizioni talvolta non ottimali di temperatura e di umidità, molti hanno usato più semi per foro, ma si ribadisce che due piante sono più che sufficienti per una produzione ottimale e quindi le piante in più, scelte fra quelle più deboli, vanno tagliate a livello del terreno e non estirpate per non danneggiare anche l’apparato radicale di quelle destinate a rimanere.
Porre ancora la massima attenzione alla presenza di lumache perché possono fare notevoli danni alle giovani piantine e quindi intervenire, dove necessario, con la distribuzione, alle prime presenze, di fosfato ferrico (utilizzabile anche in biologico). E’ necessario inoltre continuare a monitorare con frequenza gli impianti intervenendo tempestivamente distribuendo il prodotto alla sera e meglio se dopo una pioggia. Intervenire nel perimetro del campo, nelle zone più umide e nei fori dove si noti la presenza dei primi danni sulle foglie. Rinnovare i granuli dopo alcuni giorni e soprattutto dopo eventuali piogge abbondanti.
In questo periodo sulle giovani piantine sono possibili attacchi di ruggine (già rilevati nelle zone più umide) che si manifestano con piccoli puntini più o meno scuri sulla pagina fogliare. Trattare ai primi sintomi, in regime biologico, con prodotti rameici (ossicloruri o idrossidi - meno consigliata in questa fase di sviluppo la poltiglia bordolese) o, in difesa integrata, con Azoxystrobin (es. Ortiva 80/100 ml per ettolitro di acqua), (ammessi massimo tre trattamenti per anno o Azaka – massimo due trattamenti/anno), o Boscalid + Pyraclostrobin (Signum 100/150 g/hl) (consentiti massimo due interventi per anno).
Su impianti seminati a fine aprile/primi di maggio sono già stati rilevati i primi focolai di afidi (Aphis fabae) che si manifestano con rivestimenti compatti di piccoli insetti scuri intorno al fusto delle piantine o su aree di varia ampiezza sulla pagina inferiore delle foglie. Tali attacchi continueranno con buona probabilità nel mese di giugno con l’innalzamento e stabilizzazione delle temperature per cui, come azione preventiva, si raccomanda innanzitutto di tenere tagliate le infestanti intorno al campo (soprattutto romici, solanum e amaranto che sono ospiti preferenziali e fonte di infezione). Sempre come preventivo è opportuno iniziare a utilizzare le polveri di rocce (basalto, caolino, argille, zeolite, ecc.) come protezione e con funzione di stimolante delle difese naturali delle piante ripetendo periodicamente le applicazioni. In regime biologico gli eventuali focolai (solo le piante colpite) o tutto l’impianto in caso di attacco diffuso, individuati tempestivamente e con osservazioni ripetute, vanno trattati al più presto, in ore serali, con Macerato di ortica o Piretro (alla dose consigliata in etichetta che normalmente è 1,5/2 ml/l - non selettivo), Azadiractina (Olio di neem – verificare registrazione su fagiolo del singolo prodotto commerciale) o Maltodestrina (Eradicoat) o, in convenzionale, con Deltametrina (es. Decis Evo a 3/5 ml per 10 litri di acqua, Deltam, ecc.) da non miscelare con poltiglia bordolese. Max 3 trattamenti/anno con piretroidi (raggruppamento di cui fanno parte, oltre alla Deltametrina, anche Cipermetrina, Tau-fluvalinate e Lambda-cialotrina che quindi rientrano nel conteggio totale dei tre trattamenti/anno/coltura). Riserverei Acetamiprid (es. Epik alla dose di 2 ml/l) agli eventuali trattamenti successivi essendo l’uso di questo prodotto limitato a 1 trattamento/anno ed avendo caratteristiche sistemiche e translaminari, con effetto per circa due settimane, per cui più adatto alle fasi di rapido accrescimento della pianta.
Aggiungere sempre un bagnante con i vari tipi di trattamento.
Per quanto riguarda i nuovi formulati ammessi da quest’anno nella difesa integrata del fagiolo si precisa che con Fluyradifurone (Sivanto) è ammesso massimo 1 intervento ogni due anni e con Flonicamid (Teppeki) massimo 1 trattamento per anno per coltura.
Gli interventi sono indispensabili per eliminare i danni diretti degli afidi, ma soprattutto per interrompere la loro attività come vettori di virus. I trattamenti dovranno essere ben nebulizzati, con copertura uniforme e diretti soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie.
Alla fine del mese di maggio in alcune aziende situate ad altimetrie e zone diverse saranno installate apposite trappole cromotropiche al fine di agevolare l’individuazione della presenza, della entità e della distribuzione dell’eventuale attacco di afidi. Nei primi giorni del mese di Giugno la lettura e l’interpretazione di questi strumenti saranno a cura di personale esperto dell’università di Udine. Se emergeranno suggerimenti utili dall’utilizzo degli indicatori verranno riportati su una prossima comunicazione, ma, per il momento, si consiglia di attenersi alle indicazioni sopra riportate.
Attenzione ai danni da caprioli soprattutto in impianti in prossimità di zone boscose. Chi non avesse predisposto adeguati recinti intorno alle coltivazioni può provare ad appendere lungo il perimetro del campo agglomerati di lana di pecora grezza irrorati, per aumentarne l’effetto, con il prodotto repellente commerciale a base di grasso di pecora (es. Trico) che va poi ripristinato ogni settimana.